mercoledì 17 ottobre 2018
venerdì 12 ottobre 2018
Con FDI basta polemiche: ognuno per la sua strada...
Verso i vertici lombardi e nazionali di Fratelli d'Italia, sinceramente, ho più delusione e amarezza che rabbia e disgusto. Non dobbiamo perdere altro tempo in inutili polemiche: capitolo chiuso, voltiamo pagina, ognuno per la sua strada. Non dobbiamo parlare male degli altri ma bene di noi stessi, dei nostri valori, delle nostre idee, dei nostri progetti. Dobbiamo essere migliori anche in questo, nello stile, nel comportamento e nella comunicazione che devono essere segno della nostra militanza politica autenticamente aristocratica.
Andare oltre, fare fronte, volare alto.
ROBERTO JONGHI LAVARINI
MSE: FARE FRONTE con la LEGA di SALVINI
Questa è la sola locandina ufficiale della riunione di lunedì prossimo a Milano, dove, il Movimento Sociale Europeo confermerà il suo pieno e convinto sostegno alla nuova Lega nazional-popolare di Matteo Salvini alle prossime elezioni 2019, lanciando un forte appello a tutte le diverse forze identitarie, patriottiche e sovraniste (compreso Grande Nord) a fare altrettanto, ovvero a fare fronte comune contro la plutocrazia mondialista. Questo è il chiaro significato politico dell'importante appuntamento milanese.
ROBERTO JONGHI LAVARINI
Comunicato Stampa Ufficiale MSE
Il MOVIMENTO SOCIALE EUROPEO – EURASIA (MSE) che non è l’ennesimo partitino ma uno storico movimento politico-culturale, moderno interprete dei valori e delle idee della destra sociale italiana, ha ufficialmente deciso di sostenere la necessaria unità di tutte le forze patriottiche, identitarie e sovraniste, intorno alla nuova LEGA nazional-popolare di MATTEO SALVINI.
Il MSE oggi ha circa duemila iscritti, è presente in tutta Italia, con coordinamenti regionali e rappresentanti in tutte le provincie, ha un qualificato comitato centrale con diversi docenti universitari, ex parlamentari ed assessori del MSI e di AN. Presidente è il campano Dott. Gerardo Bigliardo, coordinatore nazionale è il lombardo Dott. Roberto Jonghi Lavarini, storici esponenti locali della destra sociale. Il MSE si occupa di cultura e geopolitica, analisi socio economiche, relazioni internazionali con i movimenti patriottici di tutto il mondo, informazione e formazione. In vista delle prossime elezioni europee del 2019, il MSE si sta strutturando in cinque comitati corrispondenti ai macro collegi elettorali (nord est, nord ovest, centro, sud, isole).
Il MSE, rifondato nel 2000, dall’eurodeputato della Fiamma Tricolore, Roberto Bigliardo, insieme a Guido Mussolini e Nicola Cucullo, è il legittimo erede culturale e politico del European Social Movement (ESM), iniziativa paneuropea, promossa, già nel lontano 1950, dal segretario del Movimento Sociale Italiano (Augusto de Marsanich), insieme ai rappresentanti delle destre patriottiche di Germania, Spagna, Regno Unito e Francia. La destra sociale, infatti, è sempre stata fortemente europeista e federalista, nel solco della migliore tradizione imperiale romana e medievale. I militanti della destra italiana degli anni 1960-70 già sognavano e lottavano per una giovane Europa nazione, unita, forte e armata, forza geopolitica autonoma dal bipolarismo USA-URSS, imposto da Yalta e dalla IIGM, e terza via sociale, economica e spirituale, alternativa al materialismo, sia comunista che capitalista.
Roma, 11 ottobre 2018
giovedì 11 ottobre 2018
sabato 6 ottobre 2018
La svolta MSE: Fare Fronte con la LEGA!
Noi crediamo in un moderno stato presidenzialista e federalista, nella difesa delle tradizioni e delle identità, nella giustizia sociale e nella sovranità nazionale, in una Europa dei popoli e della patrie, in una alleanza eurasiatica ed in un mondo multipolare, nella economia produttiva, nell’umanesimo del lavoro e nella sovranità monetaria. Noi ci occupiamo di cultura e di geopolitica, di informazione e formazione, della salvaguardia della nostra terra, della sicurezza e del benessere del nostro popolo. (Statuto del Movimento Sociale Europeo).
“Nuove sintesi e sinergie per l’Europa dei Popoli”
LUNEDI 15 OTTOBRE 2018
Hotel Cavalieri, Piazza Missori 1 , Milano
Metropolitana Rossa 1 Duomo, Gialla 3 Missori
Dalle ore 18.00: contributi al cambiamento
Prof. GIANFRANCO BENEDETTO (docente universitario di relazioni internazionali)
On. PIETRO CERULLO (già presidente della Giovane Italia, tre volte deputato)
PIERLUGI COLLOREDO MELS (archeologo, storico, giornalista, scrittore)
Prof. FABRIZIO DE MARINIS (giornalista e intellettuale, esperto di D’Annunzio)
Prof. LUIGI ANTONIO FINO (docente universitario, esperto di geopolitica)
Prof. Avv. VINCENZO FORTE (docente universitario di diritto costituzionale)
PIETRO FRACCAVENTO (rappresentante del Movimento Eurasiatico)
ROBERTO PERTICONE (Italiani nel Mondo, studioso di Ezra Pound)
On. MICHELE RALLO (giornalista e scrittore, esperto di geopolitica)
GIANLUCA REGIS (esperto di organizzazione e comunicazione politica)
MONICA RIZZI (Grande Nord, già consigliera regionale della Lombardia)
Ore 21.00: libero dibattito
Introduce: ROBERTO JONGHI LAVARINI (Fare Fronte)
Modera: MARCO VALLE (giornalista e scrittore)
On. ROBERTO BERNARDELLI (Grande Nord)
GERARDO BIGLIARDO (Movimento Sociale Europeo)
On. ANGELO CIOCCA (Deputato Europeo Lega)
Informazioni e adesioni: farefrontenazionale@gmail.com
venerdì 28 settembre 2018
Noi andiamo oltre, sempre avanti!
A seguito del piccolo ma significativo sondaggio elettorale, e di una ventina di incontri con storici esponenti e militanti della destra sociale milanese e lombarda, il direttivo di Fare Fronte, presieduto dal presidente onorario Alessandro Romei Longhena (conte, ardito paracadutista, imprenditore edile, già sindaco di Noviglio), questa sera, dopo un libero, partecipato e acceso dibattito di tre ore e mezza, ha deciso ufficialmente di:
1) Considerare disattesa, quindi annullata, l'alleanza con Fratelli d'Italia, i cui vertici non hanno dato alcuna risposta alle legittime domande, proposte e richieste politiche del circolo; dando invece spazio solo ad ex dirigenti locali di Forza Italia che hanno inevitabilmente spostato il partito al centro, rendendolo liberal conservatore, moderato, atlantista e sionista.
2) Continuare la giusta e coerente battaglia metapolitica, culturale e geopolitica, rafforzando il rapporto di collaborazione con il Movimento Sociale Europeo, la Fondazione ed il giornale Europa dei Popoli, il movimento ed il giornale Eurasia.
3) Sostenere la necessaria unità del fronte sovranista, patriottico e nazional popolare, intorno alla Lega di Matteo Salvini, senza disperdere inutilmente ed ulteriormente energie positive e consenso elettorale.
"Per Giorgia Meloni abbiamo affetto e stima ma il partito, soprattutto in Lombardia è veramente malgestito; e la vecchia destra sociale missina è stata trattata in maniera indegna. Ce ne andiamo sereni, senza ulteriori inutili polemiche, ma profondamente delusi sia da un punto di vista politico che umano. Altri ci seguiranno e dubito molto che FDI riuscirà a tamponare e sostituire le perdite, e a raggiungere la soglia di sbarramento del 4% alle prossime elezioni europee. Finirà come alle scorse elezioni europee o alle comunali milanesi..."
Questo l'amaro commento del presidente di Fare Fronte, Roberto Jonghi Lavarini, "il barone nero", storico esponente della destra milanese, già segreterio cittadino del Fronte della Gioventù, dirigente provinciale del MSI, dirigente regionale di AN e della Fiamma Tricolore, candidato con Giorgia Meloni, alle scorse elezioni politiche.
martedì 25 settembre 2018
Un contributo per Fare (un) Fronte sovranista nazional-popolare...
FARE FRONTE è una piccola/grande comunità di "credenti e combattenti" che fa buona Politica solo per portare avanti Valori, Idee e giuste battaglie, innanzitutto ideali e culturali, in difesa della nostra storia, identità e Tradizione, della giustizia sociale e della sovranità nazionale. Non abbiamo eletti ed istituzioni che ci finanziano, tantomeno interessato sostegno clientelare, ma possiamo contare solo sui nostri trecento associati (300 come gli Spartani delle Termopili) ai quali, oggi, chiediamo un contriubito straordinario per i prossimi importanti appuntamenti e iniziative politiche a sostegno della unità del fronte sovranista nazional-popolare.
lunedì 24 settembre 2018
Bravo Bannon ma molto meglio Dugin...
Steve Bannon ci è naturalmente simpatico, ed abbiamo un consolidato rapporto epistolare con lui e l'importante rivista americana controcorrente Breitbart News, da oltre tre anni, e siamo già in contatto con i rappresentanti della sua fondazione politica denominata The Moviment. Ma è assolutamente chiaro ed evidente che al giornalista liberale conseravore filo sionista americano preferiamo, di gran lunga, il filosofo tradizionalista russo ortodosso pro eurasia, Alexandr Dugin. Di seguito, in tal senso, vi consigliamo di leggere l'articolo chiarificatore del'amico giornalista (esperto di storia e geopolitica) Aldo Braccio, storico collaboratore della rivista Eurasia. E' importante che Matteo Savini e Giorgia Meloni collaborino con lui, ed ascoltino i suoi preziosi consigli, sopratutto in materia di comunicazione ed utilizzo del potenziale web e social, ma ben sapendo chi è e quali poteri ed interessi USA (e non solo) rappresenta, spesso in oggettivo conflitto con quelli del nostro popolo e della nostra nazione.
GLI USA CONTRO L’EURASIA: IL CASO BANNON
Di Aldo Braccio - 20 settembre 2018
Gratificato di una copertina del Time che lo presentava (febbraio 2017) con
l’ambiguo attributo di The Great Manipulator, Stephen (Steve) Bannon riscuote
molto interesse non solo nei mezzi di informazione ma anche in movimenti
politici e intellettuali europei che lo considerano come portatore a più
livelli di un progetto alternativo a una visione politica ingessata e
politicamente corretta.
Si potrebbe in realtà dire che l’emergere in molti Paesi europei
di una forte reazione popolare (il cosiddetto populismo) contro la fallimentare
politica dell’Unione Europea in tema di economia e di flussi immigratori ha
determinato l’esigenza statunitense di controllare e possibilmente gestire il
fenomeno. Così, da un punto di vista geopolitico, prevedere un possibile
cambiamento europeo nella sua classe politica impone agli Stati Uniti di
prendere posizione riconducendo – o meglio confermando – il ruolo del Vecchio
Continente all’interno dell’Occidente e della Globalizzazione a guida
nordamericana.
The Movement e Bannon sono pienamente inseriti in questa cornice
e non si comprenderebbe davvero come Europei alla ricerca di sovranità possano
affidarsi a un ideologo che riafferma la supremazia americana e detta le linee
di politica internazionale ispirandosi al trito e ritrito conflitto di civiltà.
L’intervento di Bannon al convegno dell’Istituto Dignitatis
humanae (legato al cardinale statunitense Raymond Burke) realizzato in Vaticano
nell’estate 2014 (intervento riportato da Mario Mancini in La visione degli
alt-right secondo Steve Bannon), è fin dall’inizio inequivocabile circa i
riferimenti culturali e storici di Bannon: dopo l’omaggio all’”eroismo dei
popoli liberi”, ai “giovani di Kansas City o del Midwest che presero d’assalto
le spiagge della Normandia” e ai “commando che nella battaglia d’Inghilterra
vestivano la divisa della Royal Air Force”, seguono infatti:
– l’elogio al “capitalismo illuminato che ci ha dato realmente i
mezzi per combattere e vincere. E’ come se il capitalismo avesse organizzato e
costruito i materiali necessari per sostenere l’Unione Sovietica,
l’Inghilterra, gli Stati Uniti e alla fine per riprendersi l’Europa
continentale dal nazismo e per respingere un impero barbarico (sic) in Estremo
Oriente”;
– l’attestazione che “il capitalismo ha generato davvero un
enorme benessere. E quel benessere è stato distribuito fra la classe media e
quelle famiglie che provenivano da ambienti della classe operaia. Tutto questo
ha creato quella che chiamiamo la pax americana …”.
L’Occidente, secondo Bannon – intendendosi con ciò precisamente
l’alleanza Stati Uniti/Europa – deve rifondarsi su una rinnovata e consolidata
struttura a tre pilastri: il capitalismo appunto, il nazionalismo e i valori
giudaico-cristiani; il primo deve liberarsi dagli eccessi introdotti dal
“partito di Davos” (l’èlite finanziaria), il secondo garantirà una pluralità di
soggetti e identità, mentre i valori giudaico-cristiani devono costituire il
fondamento dell’Occidente, le sue radici.
Luigi Copertino ha compiuto un’accurata disanima delle
concezioni teologiche di Bannon (cfr. https://www.maurizioblondet.it/proposito-del-bannon-pensie…/)
sottolineando come esse rappresentino una datata ripetizione di quella
“teologia del capitalismo” (una contro-teologia, in realtà) formulata da
cattoconservatori quali Novak, Weigel e Neuhaus. Restiamo perciò in
quell’ambito neocon e cristianosionista che non può essere confuso con il
cattolicesimo tradizionale, rappresentandone una degenerazione.
Come osserva Copertino, ad esempio, i valori
“giudaico-cristiani” che Bannon associa al capitalismo illuminato dell’inizio
Novecento devono essere ben diversi da quelli sostenuti con coraggio da Papa
Leone XIII nella sua Rerum novarum cupiditas, che già nel 1891 sanciva: “doveri
dei capitalisti e dei padroni sono non tenere gli operai schiavi, rispettare in
essi la dignità della persona umana”; sono semmai quelli di certa etica
protestante che nella nascita e affermazione del capitalismo industriale prima
e finanziario poi hanno svolto un ruolo importante e forse decisivo(non a caso
Bannon preferisce parlare genericamente di cristianesimo senza distinguere al
suo interno fra cattolicesimo, ortodossia e correnti protestanti).
Ma è nella proposta geopolitica che gli scenari delineati da
Bannon confermano e anzi radicalizzano la politica statunitense, a difesa dell’Occidente
e contro la sovranità e gli interessi reali dell’Europa: il nemico additato è
infatti – nella reiterata e folle prospettiva dello “scontro di civiltà” –
l’Islam (talvolta etichettato come fascismo islamico, contro cui “la guerra è
cominciata”).
In alcuni interventi Bannon sembra propendere all’Islam nella
sua generalità e interezza, in altri nella sua accezione “radicale”; cosa
significhi radicale lo si capisce meglio dai Paesi che Bannon mette nel mirino:
Turchia e Iran, considerati i peggiori “regimi” e i più pericolosi fra i Paesi
islamici, cui si accompagna nella graduatoria dei nemici assoluti la Cina.
Bannon si scaglia con veemenza contro questo asse della Via
della Seta “che unisce queste tre nazioni, frutto di civiltà antiche e
combattive, tutte estranee alle cultura giudeocristiana“: “I veri nemici sono a
Pechino, Teheran ed Ankara e ci stanno aggredendo nel Mar della Cina, nel Golfo
e nel Mediterraneo”.
Nei confronti della Russia, invece, deve sostanzialmente
funzionare una strategia di neutralizzazione attraverso la sua integrazione
nello schieramento occidentale; rispetto all’attuale politica aggressiva e
minacciosa promossa dal governo statunitense (sanzioni, continui attacchi
mediatici, potenziamento militare ai confini della Russia, sfida in Ucraina e
in Siria) la strategia consigliata da Bannon è diversa, in vista però dello
stesso risultato: l’eliminazione della Russia come soggetto autonomo e sovrano
in grado di interferire con la supremazia statunitense.
Un obiettivo che fortunatamente non sarà facile da raggiungere,
così come il rilancio di un disastroso scontro di civiltà che annienti le
“civiltà antiche e combattive”.
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